Prima che Imperia avesse un unico nome, Oneglia e Porto Maurizio avevano già costruito un rapporto profondo con l’olivo, con l’olio e con il suo commercio.
La città di Imperia nacque nel 1923 dall’unione dei due storici centri di Oneglia e Porto Maurizio e dei territori circostanti. La cultura dell’olivo, però, appartiene a una storia molto più antica: la coltivazione, la trasformazione e il commercio dell’olio hanno contribuito per lungo tempo all’identità economica e sociale dell’Imperiese.
Per comprendere davvero quella storia non bastano le date.
Servono i nomi delle persone, gli oleifici, gli scagni, le banchine, i magazzini, i mediatori, le latte, le damigiane e i barili. Servono i documenti commerciali, le fotografie degli stabilimenti e delle spedizioni e le parole utilizzate da chi l’olio lo comprava, lo assaggiava e lo vendeva.
È questo il mondo che emerge dalle memorie di Franco Marabello nel volume Scià taste in po’ – Assaggi un poco. Pagliuzze di storia olearia imperiese nei ricordi di un ottuagenario, pubblicato dal Centro Editoriale Imperiese.
Franco Marabello racconta di essere nato a Taranto nel 1930 e di essersi trasferito da bambino a Porto Maurizio. Nei suoi ricordi, l’incontro con il settore oleario comincia molto presto: la marina, i Magazzini Generali e i commercianti d’olio fanno parte del paesaggio della sua infanzia.
Nel libro ricostruisce poi il proprio percorso professionale: nel 1950 all’oleificio Inter Nos, dal 1951 presso la Dott. O. B. Ardissone di Diano Marina e, dal 1962, alla Pietro Isnardi.
Queste informazioni appartengono al racconto autobiografico dell’autore e costituiscono la prospettiva dalla quale prende forma gran parte del volume.

Barili d’olio sulla banchina di Oneglia, in una fotografia riprodotta nell’archivio storico raccolto da Franco Marabello.
In questo articolo
- Oneglia e Porto Maurizio prima e dopo la nascita di Imperia
- gli scagni, i mediatori e i sensali dell’olio
- il porto e le spedizioni verso l’estero
- le aziende olearie che animavano il territorio
- il confezionamento e il commercio dell’olio
- l’assaggio come competenza professionale
- il documento “Oleificia Rivolo d’Oro” del 1956
- il progetto dell’Archivio storico di Rivolo d’Oro
Prima di Imperia: Oneglia, Porto Maurizio e l’olio
La nascita amministrativa di Imperia nel 1923 riunì realtà che possedevano già una propria storia economica e sociale.
Il rapporto con l’olivicoltura, con la lavorazione dell’olio e con il suo commercio precedeva quindi la città così come la conosciamo oggi.
Nelle memorie di Franco Marabello questa presenza appare in forma quasi corale.
Una sezione del libro intitolata “Aziende olearie imperiesi a partire dal 1930” raccoglie una quantità notevole di nomi distribuiti fra Oneglia, Porto Maurizio, Diano Marina, Dolcedo e altre località dell’Imperiese.
Non è il ritratto di un’unica grande azienda dominante, ma quello di un ambiente economico composto da imprese di dimensioni differenti, famiglie, commercianti, produttori, raffinatori e operatori del settore.
Queste pagine sono preziose anche perché conservano nomi che oggi rischierebbero di scomparire dalla memoria collettiva.
Alcuni marchi hanno attraversato il Novecento e sono ancora conosciuti. Altri appartengono ormai alla storia locale e sopravvivono soprattutto attraverso carte intestate, pubblicità, fotografie, documenti e ricordi.
Letti insieme, questi materiali restituiscono l’immagine di un sistema economico nel quale l’olio non era soltanto una produzione agricola.
Collegava le campagne e le vallate dell’entroterra agli uffici commerciali, agli stabilimenti, ai magazzini, alla ferrovia e ai porti.
Oneglia: scagni, mediatori e porto
Oneglia occupa una posizione particolarmente importante nelle memorie raccolte da Franco Marabello.
Il mondo descritto è fatto di aziende, magazzini, negozi d’olio, commercianti e uomini che conoscevano profondamente il prodotto.
Lo scagnu: il piccolo ufficio dove si facevano gli affari
Una delle parole che ritorna nel libro è scagnu.
Nel contesto raccontato da Marabello il termine indica un piccolo ufficio commerciale.
Nello scagnu di “Sciu Ninu” Ardissone compaiono clienti, campioni d’olio, sensali e lunghe trattative.
È un dettaglio apparentemente minuto, ma permette di capire come funzionasse materialmente quel commercio.
Prima del contratto c’erano la conoscenza personale, la valutazione del campione, la contrattazione e un linguaggio condiviso fra gli operatori.
Franco ricorda, per esempio, l’espressione “netto per me”: secondo il suo racconto indicava una quotazione dalla quale rimaneva esclusa la mediazione.
Questo lessico del commercio oleario merita di essere conservato.
Termini, modi di dire e formule professionali rappresentano una parte della cultura dell’olio che rischierebbe altrimenti di andare perduta.
Mediatori e sensali: la fiducia prima dell’affare
Franco Marabello dedica pagine specifiche ai mediatori di olio d’oliva sulla piazza di Imperia e ai sensali d’olio d’oliva di Imperia.
Nel suo racconto il mediatore si muove fra venditore e compratore, ricerca offerte, porta campioni, segue le trattative e opera attraverso una rete di relazioni personali.
Il suo lavoro non si esaurisce nel mettere in contatto due persone.
Deve conoscere il mercato, le aziende, il prodotto e le condizioni nelle quali un affare può realmente concludersi.
Nelle pagine dedicate ai sensali compaiono inoltre nomi, fotografie e documenti di persone che esercitarono questo mestiere.
Il libro conserva quindi non soltanto la descrizione di una professione, ma anche i volti e le carte di chi ne fece parte.
A mediatori e sensali dell’olio di Imperia sarà dedicato un approfondimento specifico dell’Archivio storico di Rivolo d’Oro.
Dallo scagnu alla banchina
La compravendita non terminava però nell’ufficio.
L’olio doveva essere immagazzinato, confezionato, movimentato e, in molti casi, spedito.
La seconda parte del libro conserva fotografie che mostrano in maniera immediata questa dimensione materiale.
Compaiono casse, barili, camion, banchine e navi.
Fra le immagini riprodotte nel volume ve ne sono alcune accompagnate dalle didascalie “Sasso e Berio in partenza per l’estero” e “Barili d’olio sulla banchina di Oneglia”.

Sasso e Berio in partenza per l’estero: una testimonianza visiva della dimensione commerciale e marittima dell’olio onegliese.
Queste fotografie non permettono, da sole, di ricostruire ogni rotta commerciale o di stabilire quanti quantitativi transitassero annualmente dal porto.
Documentano però con chiarezza un mondo nel quale la spedizione marittima faceva parte dell’orizzonte delle aziende olearie locali.
Porto Maurizio: magazzini, commercianti e memoria del porto
Se Oneglia emerge con grande forza nella storia industriale raccontata dal libro, Porto Maurizio non è affatto assente.
È proprio da Porto Maurizio che comincia la memoria personale di Franco Marabello legata all’olio.
Nell’introduzione del volume ricorda il trasferimento della famiglia quando aveva circa sette anni e racconta l’impressione ricevuta dalla marina e dai Magazzini Generali, nei quali avevano sede importanti commercianti oleari portorini.
Il valore di questo passaggio è soprattutto testimoniale.
Non si tratta di una statistica economica, ma del ricordo di un bambino che osserva un ambiente commerciale destinato a diventare, pochi anni più tardi, anche il suo mondo professionale.
Porto Maurizio compare inoltre negli elenchi delle aziende e nei materiali iconografici raccolti nel libro.
Fra le intestazioni storiche riprodotte compare, per esempio, quella di Pietro Calvo, indicato come produttore di olio d’oliva a Imperia Porto Maurizio.
La lettura congiunta di queste testimonianze restituisce quindi una città nella quale porto, magazzini e attività commerciali contribuivano a mettere in relazione il territorio olivicolo con mercati più ampi.
Una città di aziende olearie
Uno degli aspetti più impressionanti del volume di Franco Marabello è la densità dei nomi.
Fra le realtà ricordate nelle pagine dedicate agli oleifici e al commercio compaiono, in differenti contesti, Carli, Berio, Sasso, Isnardi, Amoretti, Calvi, Ramella e numerose altre imprese e famiglie.
È importante essere precisi sul significato di questa presenza.
Il fatto che un’azienda sia citata nel libro non implica alcun rapporto attuale con Rivolo d’Oro.
Questi nomi vengono richiamati esclusivamente perché fanno parte del quadro storico ricostruito dalle memorie e dai documenti raccolti da Franco Marabello.
Allo stesso modo, non tutte le imprese ebbero la stessa dimensione, la stessa durata o la stessa importanza.
Alcune diventarono marchi conosciuti ben oltre la Liguria.
Altre ebbero una storia più circoscritta.
Di altre ancora rimangono soprattutto documenti, fotografie, intestazioni commerciali e ricordi.
Per questo l’Archivio storico di Rivolo d’Oro affronterà nel tempo le singole realtà una alla volta, distinguendo sempre ciò che afferma il libro, ciò che è confermato da altre fonti e ciò che deve ancora essere verificato.

Intestazioni commerciali e marchi storici di operatori oleari di Oneglia e Porto Maurizio riprodotti nel volume di Franco Marabello.
Dalla fabbrica al porto: confezionare e spedire l’olio
L’olio non viaggiava come un’idea astratta.
Richiedeva recipienti, imballaggi, personale, spazi e infrastrutture.
Una fotografia riprodotta nel libro è accompagnata dalla didascalia “Anno 1932 – Confezionamento in azienda”.
Nell’immagine si vedono lavoratori, casse e materiali all’interno di uno spazio produttivo.

Confezionamento in azienda nel 1932: casse, imballaggi e lavoro organizzato dietro il commercio dell’olio.
Questa fotografia può essere letta insieme alle immagini delle spedizioni e delle banchine.
Il quadro che ne deriva è quello di una vera filiera commerciale.
Il prodotto poteva passare attraverso operazioni di acquisto, valutazione, lavorazione, confezionamento, stoccaggio, trasporto e spedizione.
Non tutti questi passaggi avvenivano necessariamente nello stesso luogo o nella stessa azienda.
Il libro documenta però molte delle professionalità e delle infrastrutture che rendevano possibile quel commercio.
Il sapere dell’olio: assaggio, esperienza e fiducia
Accanto agli stabilimenti e ai magazzini esisteva un patrimonio meno visibile: la capacità di giudicare l’olio.
Nelle memorie di Franco Marabello l’assaggio compare ripetutamente.
Nello scagnu il campione aveva un ruolo concreto nella trattativa.
Il mediatore si muoveva fra le parti e il giudizio sul prodotto contribuiva alla compravendita.
Più avanti nel volume un intero contributo è dedicato a “L’assaggio dell’olio d’oliva”.
Questa cultura professionale deve però essere distinta dalle moderne procedure ufficiali di analisi sensoriale.
Il libro racconta soprattutto una pratica commerciale e un sapere maturato sul campo, legato all’esperienza delle persone che acquistavano e vendevano olio.
Le procedure contemporanee di assaggio professionale appartengono invece a un ambito tecnico regolamentato e meritano un approfondimento specifico.
Anche il tema dell’assaggio dell’olio avrà quindi uno spazio dedicato nelle future guide di Rivolo d’Oro.
1956: nel libro compare la dicitura “Oleificio Rivolo d’Oro”
Tra i documenti riprodotti nella seconda parte del volume ce n’è uno che, per il progetto Rivolo d’Oro, ha un valore particolare.
Si trova a pagina 72.
La dicitura leggibile sulla fonte originale è:
Oleificio Rivolo d’Oro
Sotto il nome compaiono inoltre le diciture:
Produzione e vendita diretta
Imperia
Nella parte inferiore del documento sono leggibili:
Imperia, 19 Giugno 1956
e Via Verdi 5.
A sinistra compare un ramo d’ulivo con olive.

Documento storico con la dicitura originale “Oleificio Rivolo d’Oro – Produzione e vendita diretta – Imperia”, datato 19 giugno 1956.
Il documento consente di formulare con precisione un dato storico:
Il documento attesta l’uso del nome Rivolo d’Oro in ambito oleario a Imperia almeno nel 1956.
Allo stato attuale non utilizziamo quindi questa fonte per sostenere una continuità aziendale, societaria, familiare o giuridica che non sia stata dimostrata attraverso ulteriori documenti.
Questo documento è una delle fonti che accompagnano La nostra storia, il percorso attraverso il quale Rivolo d’Oro recupera e valorizza una memoria familiare e olearia legata a Imperia.
La Taggiasca nel paesaggio oleario dell’Imperiese
Parlare della storia dell’olio a Imperia porta inevitabilmente alla Taggiasca, ma questo articolo non vuole trasformarsi in una seconda guida dedicata alla cultivar.
La Taggiasca è una varietà caratteristica della Liguria occidentale e profondamente associata alla provincia di Imperia.
Nel libro di Franco Marabello compare all’interno di un universo più ampio fatto di olivicoltura, raccolta, frantoi, commercio e trasformazioni del territorio.
La terza parte del volume dedica inoltre pagine specifiche alla Taggiasca e alla coltivazione dell’ulivo in provincia di Imperia.
Per approfondire cultivar, territorio, caratteristiche e contesto produttivo contemporaneo, leggi Olio Taggiasca: caratteristiche e territorio.
Una storia fatta di persone, non soltanto di aziende
Uno dei rischi, quando si racconta una storia industriale, è ridurla a una sequenza di marchi.
Il libro di Franco Marabello impedisce di farlo.
Le aziende sono importanti, ma nelle sue pagine compaiono soprattutto persone: titolari, impiegati, commercianti, mediatori, sensali, magazzinieri, rappresentanti, autisti, lavoratori dei porti e colleghi.
Alcuni vengono ricordati per una grande operazione commerciale.
Altri per un modo di parlare, un consiglio, un gesto o un episodio apparentemente minore.
Questo rende la fonte particolarmente preziosa.
Dietro il commercio dell’olio emergono relazioni di fiducia, apprendistato professionale, reputazione e appartenenza a un ambiente economico ben riconoscibile.
Quando Franco scrive che “U sciu Ninu Ardisson” fu per lui un maestro, non sta soltanto indicando una persona con cui lavorò.
Sta raccontando la trasmissione di una cultura professionale.
Ed è proprio questa dimensione umana che Rivolo d’Oro vuole contribuire a preservare.
Dal libro all’Archivio storico di Rivolo d’Oro
Questo articolo non vuole esaurire la storia dell’olio a Imperia.
Vuole fare l’opposto:
aprire un archivio.
L’Archivio storico di Rivolo d’Oro nasce come progetto editoriale dedicato alla cultura olearia dell’Imperiese e del Ponente ligure.
Il suo obiettivo è raccogliere, organizzare e raccontare nel tempo persone, aziende, oleifici, famiglie, mestieri, documenti, marchi, luoghi, porti, frantoi, termini professionali, fotografie e vicende legate all’olio.
Il libro di Franco Marabello rappresenta una delle fonti principali di questo lavoro, ma non sarà l’unica.
Quando possibile, i suoi ricordi verranno confrontati con archivi pubblici, fonti istituzionali, documenti aziendali, registri, giornali d’epoca e altre testimonianze.
La regola sarà sempre la stessa:
distinguere ciò che racconta una memoria da ciò che può essere verificato documentalmente.
Questo principio è particolarmente importante quando si parla di aziende, date, proprietà, genealogie societarie e persone reali.
L’obiettivo non è costruire una leggenda commerciale intorno a Rivolo d’Oro.
È contribuire a conservare e rendere accessibile una parte della storia olearia dell’Imperiese.
Una città cresciuta anche intorno all’olio
L’Imperia di oggi è molto diversa dalla città descritta nelle memorie di Franco Marabello.
Molte aziende sono cambiate.
Alcune non esistono più.
Le tecniche produttive si sono trasformate e il commercio internazionale segue logiche lontane da quelle degli scagni e dei sensali raccontati nel libro.
Il paesaggio, però, continua a mostrare il legame con l’olivo.
Le fotografie delle banchine, le intestazioni commerciali, le liste delle aziende e i racconti delle contrattazioni permettono di aggiungere a quel paesaggio una dimensione umana.
Dietro gli ulivi c’erano imprese.
Dietro le imprese c’erano persone.
Dietro ogni partita d’olio c’erano conoscenze, rapporti commerciali, assaggi, documenti, trasporti e decisioni.
Recuperare questa storia significa comprendere meglio non soltanto l’olio, ma anche una parte dell’identità economica e culturale di Imperia.
Ed è da qui che comincia l’Archivio storico di Rivolo d’Oro.
Domande frequenti
Perché Imperia è storicamente legata all’olio d’oliva?
Il territorio imperiese è legato da secoli alla coltivazione dell’olivo e alla produzione dell’olio. Le memorie di Franco Marabello documentano inoltre una fitta rete novecentesca di aziende, commercianti, mediatori, magazzini e attività legate alla spedizione dell’olio.
Quale ruolo aveva Oneglia nel commercio dell’olio?
Nel libro di Franco Marabello Oneglia emerge come uno dei principali scenari della vita olearia locale: aziende, scagni, mediatori, sensali, confezionamento, magazzini e attività portuali compaiono ripetutamente nelle testimonianze e nelle fotografie.
Anche Porto Maurizio aveva un ruolo nel settore oleario?
Sì. Nelle memorie di Franco Marabello compaiono i Magazzini Generali e i commercianti oleari portorini. Nel volume sono inoltre presenti aziende e operatori collegati a Porto Maurizio.
Che cosa significa scagnu?
Nel contesto riportato nel libro, scagnu indica un piccolo ufficio commerciale. Franco Marabello utilizza il termine raccontando gli ambienti nei quali avvenivano trattative e compravendite d’olio.
Dove posso approfondire la Taggiasca?
Nell’articolo Olio Taggiasca: caratteristiche e territorio, dedicato alla cultivar, al suo territorio e alle sue caratteristiche.
Fonti e approfondimenti
Francesco “Franco” Marabello, Scià taste in po’ – Assaggi un poco. Pagliuzze di storia olearia imperiese nei ricordi di un ottuagenario, Centro Editoriale Imperiese.
Per questo articolo sono state consultate in particolare le pagine 7–8, 14–16, 30–31, 46–50, 66–70 e 72.
Per il contesto storico e territoriale sono state inoltre consultate fonti istituzionali del Comune di Imperia e del Consorzio di Tutela Olio DOP Riviera Ligure, in particolare per la nascita della città di Imperia, il rapporto storico con l’olivicoltura e la diffusione della cultivar Taggiasca nella Liguria occidentale.